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S. Marziano

Storia della parrocchia

 

 

Sesto Ulteriano appare nei primi documenti nei primi anni del 1200, anche se i suoi prati risultavano già di proprietà del Capitolo della Basilica di San Nazaro di Milano. Scomparso nel 1200 il nucleo abitato di Madreniano, situato ad un chilometro da Sesto, cresce e si sviluppa un altro centro abitato.

Tutti i terreni di Sesto sono sempre stati di proprietà del Capitolo di San Nazaro come si legge nell’archivio, a partire dal 1223. In quell'anno viene nominato il successore al beneficio della chiesa di San Marziano. La chiesa di San Marziano, tenuta sino al 1223 dal presbitero Umberto Villano, viene consegnata dal Capitolo al presbitero Alberto da Castelseprio.

Il paese fu sempre un piccolo centro agricolo, lontano dalle vie di comunicazione, protetto dal suo verde isolamento. Per un certo periodo della sua storia millenaria Sesto Ulteriano ebbe il privilegio di sentirsi talmente importante da essere richiesto quale titolare di un feudo. Con Cologno fu acquistato nel 1646 dal patrizio milanese Giorgio Teodoro Trivulzio. Dopo il giuramento di fedeltà al re di Spagna nel 1655 fu creato marchese di Sesto e Cologno.

 

La Chiesa di San Marziano

La chiesa è dedicata a San Marziano, primo vescovo di Tortona, decapitato nel 122 d.C. durante le persecuzioni contro i cristiani promosse dall'imperatore Adriano.

La venerazione per San Marziano, vescovo di Tortona, fu portata a Sesto Ulteriano dai canonici del Capitolo della Basilica degli Apostoli di San Nazaro di Milano. Essi godevano del privilegio di poter eleggere il curatore della chiesa di Sesto. Questo privilegio induce a pensare che il Capitolo di San Nazaro sia il fondatore della chiesa di Sesto Ulteriano; infatti esso provvide sempre ad eleggere il Rettore del patronato di San Marziano, il santo patrono della chiesa di Sesto.

La Rettoria cessò nel 1597, quando venne formata la parrocchia di Sesto Ulteriano, a cui furono aggregate la frazione di Cologno e le cascine "dei Prati", "della Morte", "Nuova" e "Fornace di Sesto", per un totale di 381 persone da comunione. Nel 1644 il numero calò a 360.

L'attuale chiesa fu costruita nel 1643 utilizzando in parte le strutture della vecchia: lo si desume da un confronto tra le planimetrie del primo edificio e quelle dell'attuale. La parrocchia non ha particolari opere d'arte, pur possedendo un bel quadro di San Marziano, una pala all'altare maggiore, un ottimo dipinto di San Carlo, di scuola lombarda del '600, ed un quadro, mediocre, di San Eurosia, dipinto nel '700.

Inoltre tra gli arredi sacri vi è una Madonna lignea del '600 ed un reliquiario d'argento dorato, fine lavoro d'oreficeria del '700.

 

San Matroniano

Matroniano deve aver appartenuto alla schiera dei monaci eremiti, che, quasi ignorati, vissero per oltre dieci secoli in celle e rifugi della vasta regione boschiva dei dintorni di Milano, sotto una certa dipendenza del Priore di sant'Ambrogio ad Nemus seguendo il primo impulso impresso da san Martino e le paterne istruzioni di Ambrogio.

I monaci di sant'Ambrogio ad Nemus considerano infatti Matroniano uno dei loro precursori; lo conferma il Ripamonti nella sua opera sulla storia della Chiesa Milanese edita l'anno 1617 e lo riconfermano le pitture che vennero eseguite nel 1619 nel coro della chiesa di sant'Ambrogio ad Nemus.

Dove creò l'eremo? La tradizione vuole che S. Matroniano, giovane di buona famiglia, sull'esempio degli anacoreti che seguivano San Martino di Tours, si ritirasse in romitaggio nelle selve di Sesto Ulteriano per morirvi. Il suo corpo, quando venne ritrovato, fu portato nella basilica degli Apostoli di Milano, per esservi sepolto in un'apposita cappella. La tradizione vuole che ciò avvenisse durante il tempo in cui visse Sant'Ambrogio, cioè nel IV secolo.Ma negli scritti di Sant'Ambrogio non figura mai alcun Matroniano, come non esiste nelle biografie dei Santi fatte da Paolino e dagli altri scrittori di quell'epoca.

La venerazione con cui il popolo di Sesto Ulteriano da sempre circonda san Matroniano è profonda e sentita. Che i canonici di san Nazaro incoraggiassero questa devozione lo prova la ricostruzione che fecero nel 1732 dell'Oratorio dedicato a san Matroniano, la donazione di un artistico reliquiario d'argento contenente parte del Capo del Santo.

Di lui, in realtà, non sappiamo molto. La sua breve vita si perde tra storia e leggenda. Abbiamo la testimonianza di un pellegrino tedesco in viaggio verso Roma, che nell’VIII secolo (circa 700 d.C.) ha scritto nel suo diario di avere visitato la tomba di San Matroniano. Da questa testimonianza si evince che Matroniano doveva essere vissuto tra il 500 e il 700 dopo Cristo.  La leggenda narra invece di un cacciatore, inoltratosi nella selva dalle parti di Sesto Ulteriano abbia trovato il corpo incorrotto di Matroniano e che, a seguito di questo ritrovamento, S. Ambrogio abbia voluto traslare i suoi resti mortali nella Basilica dei Santi Apostoli (S. Nazaro). Lì il suo sepolcro venne visitato nel corso dei secoli da molti fedeli e da molti pellegrini che si rivolgevano al santo per essere aiutati nelle loro difficoltà.  

San Carlo nel 1579 ordinò una ricognizione del corpo e fece risistemare la cappella e il sepolcro nel quale San Matroniano era stato tumulato. Nei secoli successivi, a causa di rimaneggiamenti e restauri nella basilica, la tomba di San Matroniano non fu più immediatamente visibile. Solo nel 1941 il card. Schuster ordinò una nuova ricognizione del corpo del santo e lo fece riporre in un’urna nuova nel lato destro del transetto della basilica, dove si trova tuttora.  

Il Martirologio Romano assegna la festa di San Matroniano il 14 dicembre. "Mediolani, sancti Matroniani haeremitae".

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