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Ripartire. Da dove?

2020-09-27 21:02

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Ripartire. Da dove?

Ripartire. Un mantra che ripetiamo e sentiamo spesso. Si, ma da dove? Con quale prospettiva? Intanto riconosciamo che istintivamente tendiamo a voler

Ripartire. Un mantra che ripetiamo e sentiamo spesso. Si, ma da dove? Con quale prospettiva? Intanto riconosciamo che istintivamente tendiamo a voler rifare quello che abbiamo già fatto in passato. Vorremmo ripartire nel senso di ritornare a quella che per noi era “la normalità”.

In realtà, se ci pensiamo, la normalità che la pandemia ha aggredito non era poi così “normale”. 

E’ normale che l’Italia non sia una nazione per giovani, i quali non trovano condizioni favorevoli per il lavoro e dunque anche per la famiglia? Normale che le diseguaglianze di reddito e di ricchezza da trent’anni continuino a crescere senza sosta? Normale che gli orari di lavoro fossero sempre più dilatati, mettendo a rischio la vita delle famiglie? Normale che l’aria che respiriamo quotidianamente, qui da noi sia classificata come mediocre/scadente? Normale che la fede cristiana faccia sempre più fatica a diventare mentalità e cultura, soprattutto nella fascia dei 30-50enni? Normale che le persone vivano con grande nervosismo e le parole (talora i gesti) della vita quotidiana siano così aggressive? Normale che il gioco d’azzardo e i reality calamitino così tanto l’interesse e l’attenzione?

Ecco: ripartire si, con coraggio, con responsabilità, con intraprendenza, ma percorrendo anche nuove strade. 

Il nostro Arcivescovo Mario Delpini nella lettera pastorale di quest’anno (“Infonda Dio sapienza nel cuore. Si può evitare di essere stolti”) ci ricorda con forza che “siamo chiamati a un esercizio del pensiero che sia insieme esercizio di preghiera, esercizio di carità fraterna, esercizio di profezia, esercizio di ascolto e di dialogo. Non è più tempo di banalità, di luoghi comuni … E’ giunto il momento per un ritorno all’essenziale, per riconoscere nella complessità delle situazioni la via per rinnovare la nostra relazione con il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, unico Salvatore nostro e di tutti i fratelli e sorelle che abitano questo mondo”.

Non c’è bisogno di facili rassicurazioni ma di una sapienza che viene dall’Alto e ci fa rinnovare in profondità, non tanto ripetere semplicemente quello che facevamo. Una sapienza che ci aiuti a sciogliere almeno in parte le nostre contraddizioni personali e comunitarie.

Quest’anno sarà dunque importante trovare luoghi per confrontarsi con queste e altre domande, ascoltare testimonianze significative, porre segni di reale speranza, coltivare una responsabile pazienza, ricordando che la Storia è guidata dal Signore Gesù e non dal caos del male operante nel mondo.

 

Don Luca Violoni

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