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“Doamne, vino aici”: in missione in Romania!

2020-09-01 15:40

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PGC, PGC,

“Doamne, vino aici”: in missione in Romania!

Quando Federico ed io abbiamo messo piede per la prima volta a Baia Mare, nel nord della Romania, lo scorso 8 agosto, avevamo una vaga idea...

 

 

 

 

 

 

 

Quando Federico ed io abbiamo messo piede per la prima volta a Baia Mare, nel nord della Romania, lo scorso 8 agosto, avevamo una vaga idea di cosa ci avrebbe aspettato. È stato grazie al racconto di due ragazze che avevano già vissuto lì un’esperienza di servizio che abbiamo deciso di spendervi una parte dell’estate conoscendo la missione dei padri Somaschi in questa parte di Romania. Siamo stati accolti da padre Albano (in foto), che gestisce la missione, e da padre Rino: ci hanno guidato alla conoscenza della cultura locale e alla rilettura di ciò che incontravamo nei nostri servizi. Ci siamo messi a disposizione dei padri nelle varie mansioni che caratterizzano la loro missione: dalla gestione della casa in cui siamo stati accolti, che è spesso utilizzata per ospitare chi non sa dove stare, alla vendita di vestiti presso negozi da loro gestiti, dove gli indumenti vengono venduti al chilo per permettere anche alle persone meno abbienti di poterli acquistare, dal taglio e il trasporto della legna (tanta legna!) per l’autofinanziamento della missione fino alla costruzione di una strada per una nascente casa famiglia. Un ruolo speciale ha avuto l’animazione che abbiamo portato ai bambini nei campi rom: attorno e dentro Baia Mare ci sono sei campi, alcuni fuori città, altri in palazzoni, dove la povertà dilaga e le dinamiche sociali diventano complicate e difficili da accettare. Siamo entrati in relazione con bambini che dagli 8-10 anni di età cominciano ad avere a che fare con il mondo della droga e della prostituzione. I padri e Gabriela, una donna che collabora con loro si occupano di portare istruzione a questi bimbi, ove possibile, e sostentamento con cibo, vestiti e con un posto letto al caldo durante l’inverno, che in questa regione è molto rigido e raggiunge temperature di -25/-30°. Abbiamo potuto contribuire organizzando pomeriggi di giochi e balli, attività musicali e laboratori, talvolta portando cibo. Abbiamo cantato insieme “Doamne, vino aici” (“Vieni qui, o Signore”) sulle note della famosa ”Kumbaya”. Spesso mi sono domandato dove fosse Gesù nella vita di queste persone, abbiamo cantato insieme ai bambini che venisse tra noi in quel posto, e ho riconosciuto nuovamente l’importanza di chi dona la sua vita a Dio nel servizio per i più poveri. È stata un’esperienza di Chiesa “in uscita”, come chiede papa Francesco, anzi proprio di chiesa di frontiera e in quanto tale è stata forte e significativa e mi ha permesso di avere un nuovo sguardo sulla quotidianità e nuove domande per il mio cammino. La revedere Romania!

 

 

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